Pubblicato

15 Settembre 2021

Frigorifero = Peccato

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Ciao, mi chiamo Elvira Vaqué, ho 21 anni, sono membro del Focolare della Madre della gioventù e vivo a Valencia (Spagna). Negli ultimi due anni sono stata molto in contatto con Padre Henry. Ricordo molti aneddoti divertenti, era geniale, voleva un mondo di bene ai giovani e a nostra Madre, ma amava soprattutto l’Eucaristia. Mi toccava il cuore quando lo vedevo guardare il Signore, soprattutto nel momento della Consacrazione, mi colpiva molto e spesso chiedevo a Dio: «Che io sappia guardarTi come lo fa Padre Henry». Era molto buono, semplice e umile, un grande esempio per tutti.

Non era un super-eroe, era di carne e ossa, e nella sua semplicità era anche molto sbadato, ma questo lo rendeva speciale. Sorridevo molto della sua sbadataggine, ed era un esempio per me la bontà e la semplicità con cui rispondeva quando lo aiutavi a trovare qualcosa che aveva perso o gli ricordavi ciò che aveva dimenticato. Non mi sorprendono per nulla tutte le cose belle che sento su di lui, visto che le potei vedere io stessa in persona, e posso confermare che tutto quello che si dice è vero. Così era il nostro caro Padre Henry.

Uno dei miei aneddoti preferiti su Padre Henry è stato quando un giorno avevamo un incontro di lavoro con i membri del Focolare a Valencia. Fu una giornata di molto lavoro, il convento di Valencia è molto grande e dovevamo preparare tutto per l’incontro nazionale di febbraio. Ero in giro per cercare dove dare una mano, e da un po’ di tempo sentivo un rumore, come se qualcuno stesse colpendo qualcosa, e visto che i colpi erano così tanti, ero curiosa di vedere da dove venissero. Quando trovai il luogo da cui provenivano, scoprii Padre Henry che con in mano una mazza molto grande stava lottando contro un vecchio frigorifero d’acciaio che era steso sul pavimento, in attesa di essere buttato in un cassonetto, ma siccome non c’era posto nel furgone, il Padre stava cercando di separarlo in due pezzi, colpendolo con una mazza. Egli, che soprannaturalizzava tutto, mi disse che il frigorifero era il peccato e che doveva porgli fine. Rimasi lì ad osservare come Padre Henry lottava contro il frigorifero, cercando di porre fine al “peccato” e registrando quell’immagine così divertente nella mia testa. A un certo punto mi guardò e disse: «Tu devi porre fine a questo, solo una donna forte può distruggere il peccato». Mi illuminai in volto e non esitai a prendere la mazza. Quasi non riuscivo a sollevarla, non mi aspettavo che pesasse così tanto. Allora il Padre iniziò ad incitarmi: «Forza, puoi farcela, poni fine al peccato, devi vincerlo! Dagli con forza!». Alla fine i due pezzi si separarono e il Padre era molto contento ed entusiasta, come un bambino, e allora mi disse: «Vedi, la donna ha dato l’ultimo colpo, solo una donna forte è capace di schiacciare la testa al serpente, di vincere il peccato. Così l’ha fatto nostra Madre!». Mi aiutò moltissimo quello che mi disse quella sera. Era capace di soprannaturalizzare tutto, teneva sempre il suo sguardo rivolto verso le cose di lassù. Con noi giovani insisteva sempre su questo, sul vincere il peccato, non c’era nessuna omelia in cui non dicesse una frase dedicata ai giovani.

Insisteva sempre sul pericolo che corriamo nel vivere nel mondo, diceva: «Non possiamo dividere il nostro cuore, o siamo di Dio o siamo del mondo. Dobbiamo estinguere qualsiasi tipo di “io voglio essere il numero uno” e dire: “Signore, voglio essere quello che devo essere”». Insisteva anche sul fatto che dovevamo staccarci dalle cose del mondo che non ci facevano alcun bene. «Togli da me quello che vuoi togliere e rendimi docile per poter ricevere quello che vuoi darmi». Un giorno ci raccontò come il Signore gli aveva chiesto di buttare via i suoi videogiochi e i CD di musica che si era comprato. Io rimasi sconvolta, perché non sapevo se ne sarei stata capace. Per la verità, i suoi desideri di santità contagiavano.

Proprio l’ultimo giorno prima del lockdown potei confessarmi da lui, e fu lui a celebrare la Messa. Quella fu l’ultima volta che lo vidi. Mi aiutò molto quella confessione, insistette molto sul fatto che sarebbe stato un tempo per fare un grande esame di coscienza, che sarebbe stato un tempo di prova e di santificazione. In quell’ultima omelia ci parlò con grande entusiasmo di un libro che stava leggendo. Infatti, proprio lì lo tirò fuori e lesse alcune frasi: il libro era La Virgen, la Eucaristía y el fin de los tiempos [N.d.T.: La Vergine, l’Eucaristia e la fine dei tempi]. Annotai un sacco di frasi che disse, perché mi aiutavano sempre molto. Disse: «Non sappiamo cosa abbiamo finché non ce lo tolgono», riferendosi all’Eucaristia e ai tempi di pandemia che stavano per arrivare. Disse anche: «Il Signore non vuole labbra vuote, vuole cuori», «Non cedete il cuore di fronte alla Verità», «Bisogna prendersi cura del Signore, è il tesoro più grande che abbiamo», «Voglio essere un cristiano sul serio, un innamorato di nostra Madre», e l’ultima frase che ho annotata: «Un giorno moriremo e dobbiamo avere quella pace ». Egli la ebbe, ne sono sicura.

Il giorno in cui mi hanno detto che era morto sono stata male, ho pianto molto, ma era più per il mio egoismo perché non potevo credere che non sarebbe più stato qui, e mi sono ricordata di alcuni momenti belli. Ora so che è molto vicino, che è con me tutto il giorno, parlo con lui, gli do il buongiorno, la buonanotte e gli chiedo delle cose. So che ora è dove il suo cuore viveva da molto tempo, in Cielo.

Ringrazio il Signore per averlo messo sul mio cammino, per il suo esempio, e Gli chiedo di amare Lui e nostra Madre un giorno come lo ha fatto Padre Henry, e di poter imparare dalla sua umiltà. So che Padre Henry sta attento a me dall’alto e mi aiuta molto, per questo esorto te che stai leggendo ciò che ho scritto a parlare con lui. Anche se non l’hai conosciuto di persona, non preoccuparti, presentanti, digli come ti chiami, Padre Henry diventa amico di tutti, non importa quanti anni hai. Chiedigli di aiutarti e di intercedere per te.

Elvira Vaqué

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